sabato 23 giugno 2007

FRUTTA DI LUSSO

NON CI SIAMO, neanche un po’.

Vi siete mai chiesti perché da qualche anno a questa parte comprare della frutta o della verdura è diventato un lusso da pochi?

Un bell’articolo di Repubblica dell’altro ieri ce lo spiega chiaramente e mi preme evidenziarlo, perché come al solito a fare le spese di tutto è l’ultimo anello della catena: il consumatore martoriato.

Cominciamo da questa piccola tabella:

Frutto

Prezzo del produttore

Prezzo al consumatore

Ricarico Al Consumo

Albicocche

0,65

2,10

323%

Pesche

0,35

1,70

485%

Zucchine

0,30

1,30

433%

Pomodorini

0,35

2,00

571%

Carote

0,10

1,00

1000%

Importi espressi in Euro

Bene.

Il senso di disgusto può essere notevole, eppure sembra proprio che i distributori la facciano da padrone in questo settore: un miraggio ormai quello di un mercato concorrenziale dove il prezzo di un prodotto sia determinato dall’incontro tra domanda e offerta. Solo sogni. Solo teorie economiche probabilmente passate di moda.

Dall'altra parte invece il sogno lascia spazio a quei prezzi: fin troppo reali.

Forse è proprio per questo che l’antitrust (sì, è vero ragazzi, esiste) sta indagando su questo settore economico poiché sembrerebbe proprio che il prezzo del produttore poco importi ai distributori e ai dettaglianti: finchè c’è qualcuno disposto a pagare un determinato prezzo, nonostante l’abbondanza dei raccolti e le svariate condizioni favorevoli che si possono susseguire e che soprattutto possano abbassare il prezzo.

Sono delle iene, pronte a rubarci se posso, e a fare i loro extraprofitti in maniera scorretta, facendo leva soprattutto sulla nostra completa DISINFORMAZIONE.

E’ bene che voi sappiate quindi.

mercoledì 20 giugno 2007

L'ETICHETTA CHE INFORMA

Sostengo che le etichette sul retro dei prodotti che compriamo debbano portare con sé quante più informazioni possibili sugli ingredienti utilizzati al fine di creare poi una bella generazione di consumatori INFORMATI... (e non in preda all'oblio, come oggi).
Invece per anni le regole sulle etichettature sono state piuttosto vaghe e questa ambiguità latente sui regolamenti a mio parere continua ad esistere...
Qualche anno fa è stato introdotto l'obbligo di definire in etichetta la percentuale della materia prima caratterizzante (esempio: un etichetta con una definizione di prodotto tipo "brioche con gocce di cioccolato" deve contenere la percentuale, sulla massa totale, di gocce di cioccolato presenti...), oggi il Ministero delle Politche Agricole vuole insierire il luogo di origine dell'olio di oliva per proteggere quelle aziende agroalimentari che conducono forti politiche di qualità...e fin qui siamo d'accordo. Purtroppo però nel nostro Paese si prendono dei provvedimenti utili ma non CRUCIALI: piuttosto perchè non inserire in tutte le etichette dei prodotti l'origine botanica degli oli? Di oliva, di semi vari, di palma, di girasole e via dicendo...(anzichè quelle scritture ambigue tipo "oli vegetali"; "oli di semi vari"; "grassi vegetali"...)
Perchè?
Semplicemente perchè ci sono delle differenze qualitative molto importanti tra un olio di oliva extravergine e un olio di palma che il consumatore deve sapere:
  • l'olio di oliva è estratto meccanicamente e non per raffinazione come gli altri oli: ciò comporta una qualità superiore del primo nonché la minore presenza di acidi grassi trans (grassi insaturi a catena lunga, principali responsabiliti dell'innalzamento del colesterolo e di placche arteriosclerotiche)
  • l'olio di oliva regge meglio le temperature critiche di 210°-220° che non non vanno a modificarne la composizione chimica contrariamente alle altre tipologie di olii che sviluppano alle suddette temperature sostanze tossiche per fegato e reni
  • l'olio di oliva è stracolmo di polifenoli e altre sostanze antiossidanti nonchè è decisamente più digeribile degli altri oli
Quindi state attenti all'etichetta, e consumate preferibilmente del sano OLIO DI OLIVA.

martedì 19 giugno 2007

COME VI SENTIRESTE SE...


...con il sudore, il sacrificio e la buona condotta al lavoro ci avete messo anni per assicurarvi la fiducia e la stima del vostro capo tanto bravo quanto esigente e poi, improvvisamente e per oscure ragioni, l'esigenza e la durezza del capo va a farsi benedire in favore di 4-5 leccapiedi?
Vi sentireste minimo ad essere pedine in un sistema non molto equo, no?

Bene questo è quello che è accaduto ai prodotti biologici italiani dopo che i Ministri UE hanno approvato la presenza di OGM nel bio fino allo 0,9% (fino a qualche giorno fa nel biologico era escluso l'uso di OGM, salvo quello strettamente necessario ai fini produttivi, fino allo 0,1%).
E tutto ciò (comincio a sentire puzza di bruciato) è stato deciso con il dissenso espresso del Parlamento Europeo, tra l'altro l'unico organo comunitario ad essere eletto dai cittadini.
Quindi noi italiani che possiamo vantare fior fior di produzione biologica (deteniamo la leadership in Europa) dobbiamo assistere a questa bella bastonata che permetterà l'ingresso sicuramente di qualche signorotto della grande industria pronto ai grandi volumi senza il benché minimo rispetto della piccola-media impresa italiana, tessuto fondamentale tra l'altro della nostra economia, che produce la vera e propria posizione di predominio europeo nel settore biologico.
Spero piuttosto che il governo italiano resista e insista nella linea dura e rigida per garantire almeno a noi, un prodotto biologico sempre di qualità, genuino e qualitativamente superiore.